Kleiber

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L’universale nel particolare: Carlos Kleiber, o dell’ordine nella rivoluzione

Michele Girardi

 

14 novembre 2016, ore 17.00

Sapienza – Università di Roma, Aula “Nino Pirrotta”

IV Piano della Facoltà di Lettere e Filosofia, Piazzale Aldo Moro 5

 

 

Abstract

Penso che sia impossibile capire chi fosse Carlos Kleiber senza cominciare dal video CARLOS KLEIBER in reheharsal (sinfonie del Freischütz e della Fledermaus, Stuttgart 1970). Ma come ‘sigla’ della conferenza, prima di attaccare, vedremo il minuto in cui la RAI, in collegamento con la Scala, attende l’arrivo sul podio del riottoso figlio d’arte nella prima in mondovisione di Otello (1976: ero davati allo schermo). Spina dorsale della conferenza sarà il conflitto freudiano tra Erich e Carlos, e credo che mai la psicanalisi verrà chiamata in causa con più diritti. In questo caso posso mettere subito sul piatto le sinfonie nn. 4, 5, 6, 7 dirette da entrambi (nella quinta Erich, 29’57” è più veloce del figlio, 33’22”, Fürtwängler nel 1954 arriva a 35’02”; è più spiccio anche nel preludio all’atto III di Tristan und Isolde, 7’37” contro 7’48”), e pure l’Incompiuta (tutti esempi brevi, giocoforza). Impossibile non no- tare che negli anni Sessanta, con lo pseudonimo di Karl Keller, Carlos dirigeva un numero di composizioni strabordante, come nel mansionario di un Kappelmeister, che includeva persino Edipo Re di Leoncavallo.

Naturalmente l’ouverture della Fledermaus è uno dei cavalli di batttaglia di Erich (la registrò sull’orlo dell’abisso nel 1933 a Berlino, avendola in repertorio), oltre che del figlio. Ma persino la seconda sinfonia di Borodin, la Linzer , i Tre pezzi dal “Wozzeck” (diretti da Erich in prima assoluta, oltre all’intera opera) e altri ancora sono brani eseguiti dai due. È stato davvero sorpren- dente investigare i repertori e accorgersi che la chiave più autenti- ca di lettura delle scelte di Carlos sia il rapporto con il padre. Si confrontava con lui, e magari, per via meno diretta, con Toscanini, del quale Erich era amico, oltre che vicino nello spirito per lo schietto antifascismo che ambedue proclamavano, e che li avrebbe portati lontano, esuli dalle rispettive madrepatrie. Tuttavia nel 1932 (Carlos aveva due anni) Kleiber dirigeva a Berlino An die schöne blau Donau e nel 1933 incideva nuovamente l’adorata ouverture della Fledermaus.

Credo sia impossibile scansare del tutto il repertorio operistico, visto che anch’esso coincide con la cosmogonia paterna, dal Freischütz al Wozzeck, passando per Tristan und Isolde e il Rosenkavalier. Mi pare poi prezioso il paragone proposto da Carlos agli orchestrali di Stoccarda nelle prove del 1970, che al formidabile unisono dell’ouverture del Freischütz,

 

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là dove ‘nasce’ l’opera tedesca romantica, faccia eco l’invenzione su una nota del capolavoro di Berg (temperie che percepisco maggiormente nella mutazione fra III.2 e III.3).

Carlos (Ludwig) Kleiber non è argomento dei più semplici da trattare. A parte l’eccellenza assoluta delle sue esecuzioni, determinata da un cuore grande, un’espressività sovrumana e una coscienza estetica intransigente, oltre che da un virtuosismo straordinario (il solfeggio cantato è proprio una sua specialità), il suo influsso sul modo di recepire il repertorio romantico non è stato consistente in senso tradizionale. Dal campionario ristrettissimo di sinfonie dirette si evince chiaramente, come si diceva, che le sue scelte erano regolate da un rapporto perlomeno problematico con Erich, laddove il repertorio del figlio si restringeva a mano a mano per evitare il confronto, in uno schema edipico classico, dove tacere significava mettere distanza fra lui e quello stramaledetto trivio sofocleo, una sorta di argine alla pazzia.

Fra gli esempi sui quali discutere ho in mente le sinfonie nn. 2 e 4 di Johannes Brahms, e, ma per cenni, vorrei evocare almeno i cinque titoli italiani (quattro dei quali scaligeri): Der Rosenkavalier, Otello, Tristan und Isolde, La bohème, tutte scelte atipiche per un direttore tedesco.

 

L’avarice commence où la pauvreté cesse.

 

 


 

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Michele Girardi si è laureato in Lettere moderne all’Università di Ca’ Foscari nel 1980. Attualmente è professore associato nelssd l-art/07, (macro settore 10/c1) con l’incarico di Drammaturgia musicale presso il Dipartimento di musicologia e beni culturali dell’Università di Pavia a Cremona, dov’è inoltre membro del Collegio del dottorato di ricerca in musicologia e beni culturali.

Ha partecipato a progetti di ricerca promossi dalla Freie Universität Berlin e dalla University of Maryland at College Park (1991-1992); nel 1995 è stato invitato in qualità di professore ospite dall’Accademia «Leoš Janáček» di Brno, nel 1999 dalla Johannes Gutenberg-Universität Mainz, nel 2003 dalla Universität Bern, nel 2012 dalla Université de Paris 8. Nel 1996 ha fondato, insieme ad altri specialisti, il Centro studi Giacomo Puccini di Lucca, alla cui attività partecipa quale membro del comitato scientifico e redattore della rivista «Studi pucciniani» (1998-).

I suoi interessi sono rivolti principalmente alla musica dei secoli xix e xx, e in particolare al teatro musicale fin de siècle. È autore di estesi saggi su Puccini (1982-2007), Boito (1986-1995), Berg (1989) e Verdi (1991-2001) apparsi su libri e riviste specialistiche. In particolare ha approfondito lo studio del teatro musicale di Giacomo Puccini, a cui ha dedicato un’ampia monografia critica, apparsa per i tipi di Marsilio nel 1995. Con questo volume ha vinto la prima edizione del premio letterario internazionale «Massimo Mila» per la saggistica musicale (Torino, 1996); la versione ampliata (Puccini. His International Art) è apparsa in lingua inglese nel giugno 2000, presso la University of Chicago Press.

Dal 2002 è responsabile editoriale e musicologico del Teatro La Fenice di Venezia, e, dal novembre 2002, cura la serie «La Fenice prima dell’opera» (issn 2280-8116); inoltre condirige, insieme a Guido Paduano, la collana «Musica e letteratura».

Dal settembre 2007 al marzo 2012 ha presieduto l’Edizione nazionale delle opere di Giacomo Puccini, ed è tuttora membro della commissione scientifica preposta all’Edizione, oltre che dei comitati editoriali per le musiche e l’epistolario, e responsabile di quello che sovrintende alla collana di Disposizioni sceniche e Livrets de mise en scène. In questo contesto è uscita la sua ultima monografia, l’edizione critica della mise en scène di Madama Butterfly, con la regia di Albert Carré (Parigi, 1906), per i tipi dell’Edt (dicembre 2012), e l’edizione critica del Preludio a orchestra in Mi e del Preludio sinfonico in La, per i tipi di Carus Verlag (Stuttgart).

 

Il curriculum vitae dettagliato di Michele Girardi è disponibile alla seguente pagina web:http://www-5.unipv.it/girardi/

 

 

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